Monia Taglienti, brava, bella e super impegnata: parlaci della tua professione Monia, di come hai iniziato e se pensi ci sia stato un momento particolare della tua vita che ti ha portato ad intraprendere questa (brillante) carriera. Insomma Monia, raccontaci di te, ti ascoltiamo con piacere.

 

Digitale

Ciao Pasquale, grazie intanto della bella, ma a giorni mi sento proprio tutto fuorché bella! Ti ringrazio per questa domanda, tra pochi giorni sarò relatore al Salone dello Studente di Roma, dove ci saranno tantissimi studenti, le università e i centri di ricerca, ci tengo alla formazione e sono stata chiamata per parlare del delicato ruolo di noi comunicatori ai ragazzi, sono davvero emozionata.
Il mio inizio è stato davvero complesso, mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione della Sapienza, quando il corso di laurea era tra quelli definiti “non professionalizzanti”; eravamo tantissimi iscritti, facevamo lezione nei cinema, negli oratori, in aule enormi in cui dovevi andare molto prima dell’inizio della lezione altrimenti ti trovavi a prendere appunti seduto a terra e a volte anche in giardini. È stato un inizio difficile che mi ha fatto capire quanto amassi quel percorso formativo. Dopo la laurea di base in Comunicazione ho scelto una magistrale ancora più strana, interfacoltà di Scienze della Comunicazione e Scienze Statistiche, un percorso bellissimo, programmi che affondavano le radici nella statistica sociale, nella demografia, nel marketing applicato, nell’organizzazione degli strumenti utili a indagare determinati fenomeni.

La mia presenza in rete è iniziata piano, piano prima con un Blog di taglio personale, seguitissimo, a quel tempo i Blog erano pochissimi e arrivavo a fare anche 50mila visite al mese, per un blog personale davvero tantissime, numeri che oggi sogniamo per via dell’affollamento delle piattaforme.

Ho continuato la formazione in ambito digitale con diversi corsi e certificazioni, le prime esperienze fallimentari con le Agency e poi la libera professione. Ho capito che per lavorare secondo i propri intenti bisogna farlo solo con chi condivide etica, prassi operativi e dedizione al lavoro, in giro purtroppo c’è chi auspica solo a numeri, io miro alla qualità.

 

Domanda da un milione di dollari: per te che le conosci benissimo, pensi che le PMI in Italia siano abbastanza digitalizzate? Con cosa ti incontri – o scontri – ogni giorno durante il tuo lavoro?

Se apriamo questo discorso, rischio di diventare prolissa. Le PMI e le microimprese in Italia ammontano essere il 95% delle imprese presenti sul territorio nazionale, non lo dico io ma il Rapporto Cerved 2017. Tutte queste aziende, buona parte delle volte si trova a far fronte con alta tassazione e mercato contrario; in questo contesto preferiscono liberi professionisti o Agency che puntano solo al fatturato (Quando fatturano, perché pure qui ci sarebbe da aprire un’altra lunga parentesi) e non a comprendere il progetto che hanno tra le mani.

Le PMI e le microimprese non sono per niente digitalizzate, molto spesso ci troviamo di fronte a titolari o piccoli imprenditori che guardano alla comunicazione digitale e al marketing strategico come optional, perché prima vengono le imposte da pagare, gli stipendi dei dipendenti, i fornitori e solo dopo attività di comunicazione e pubblicità, senza pensare che senza comunicazione difficilmente oggi c’è vendita e di conseguenza c’è fatturato e stipendi da pagare o fornitori da saldare.

Mi impegno da sempre per le PMI e microimprese, sia come formatore che come consulente, a tal proposito sto investendo in un progetto di Local Marketing nel territorio sud di Roma, dove c’è tanto da fare per fare in modo che le aziende non falliscano e dove il territorio può, attraverso di esse, essere valorizzato.

 

Social Media e PMI, come pensi che questo rapporto possa aiutare le imprese?
La comunicazione integrata aiuterà le PMI; bisogna far capire a corporate e PMI che le persone non sono sui social per acquistare, quella è una conseguenza auspicabile del processo di vendita, ma non è l’obiettivo primario delle persone per due motivi: le persone ancora non sanno ancora utilizzare al meglio il digital e i social; le persone sono infedeli come diceva Fabris. Se non si instaura il processo relazionale che porta le persone a fidarsi, difficilmente procederanno con l’acquisto. Purtroppo, invece, la stragrande maggioranza delle PMI o miscroimprese tende a pensare che i social e la rete in genere siano delle vetrine autoreferenziali che basta aprire, che non occorre investire sia in adv che in professionisti che gestiscano la loro comunicazione online, che possano far da sé e quindi come gestiscono il loro account personale possano gestire la presenza digitale della loro azienda; in ultimo chi si affida pensa che i social, la rete e i professionisti del digitali abbiano la bacchetta magica e in pochissimi mesi si possano vedere risultati in presenza di condizioni davvero disastrose.

Il digital e social media marketing può aiutare le imprese se inseriti in un contesto di comunicazione integrata, se investito in essi e se gli strumenti sono a disposizione di un piano strategico reale, per strategia reale intendo comprendere oggettivamente qual è la dimensione vera della propria azienda e agire di conseguenza per raggiungere riconoscibilità, target e fatturati relativi ad essa.

Facebook Marketing Pro di Monia Taglienti e Cristiano Carriero” ormai non si parla d’altro nel settore, a che pubblico è rivolto il vostro libro e quali tematiche in particolare affronta?

Facebook Marketing Pro, edito da Hoepli ricordiamolo, è un testo per utenti Pro, fare marketing su Facebook oggi è diventata un’esigenza, per aziende e professionisti, farlo bene è un valore aggiunto.

Facebook Marketing Pro è il libro che sostiene le aziende e i professionisti nelle corrette strategie di marketing utile per il brand o personal branding.

All’interno del libro sono tra i temi trattati anche turismo, musica e sport. Un approfondimento è dedicato alle strategie video che generano performance migliori. Il libro incentiva l’uso consapevole di Facebook con contratti e norme che regola i rapporti tra agenzie o freelance e clienti. Un manuale pratico che non rinuncia all’approfondimento dei nuovi strumenti, delle nuove funzioni e dei diversi campi di applicazione della piattaforma.

Nel testo, oltre le classiche discipline relative al marketing e alla comunicazione aziendale, si affrontano materie come psicologia sociale, statistica sociale e sociologia, considerando un contiuum fisiologico tra persone, aziende e social. Insomma non perché l’abbiamo scritto io e Cristiano, ma è davvero un testo interessante.

 

 

 

Eccoci in dirittura d’arrivo: progetti in cantiere?

Le idee sono tantissime, c’è in cantiere il progetto che ti ho detto più su relativo al local marketing e digitalizzazione PMI e microimprese; collaborerò a breve con un format di cooperazione internazionale in ambito sportivo e dedicarmi maggiormente alle docenze perché danno davvero grosse soddisfazioni, oltre questo ho nel cuore la voglia di dedicarmi al Dottorato di Ricerca in Comunicazione e Ricerca Sociale, che dici ci riuscirò? Speriamo!